Sono un vero e proprio regalo natalizio alcuni dei recenti provvedimenti governativi. Lasciano infatti intravvedere un tragitto ampiamente predicibile verso il riconoscimento ufficiale per molte categorie professionali sanitarie. Nel caso dei chiropratici e degli osteopati siamo di fronte a un passaggio epocale.

L’Italia rimaneva uno dei pochi paesi senza tale normativa. Quelle novità suonano come un adeguamento invocato ormai da anni, auspicato da più parti, chiarificante zone grigie responsabili di incertezze e inevitabilmente anche di qualche illegalità. Evidenze che rendono maggiormente tollerabile un’ispirazione pre-elettorale del provvedimento. Nell’euforia collettiva accomuno in questa sede chiropratici e osteopati consapevole peraltro delle significative diversità di filosofia e di indicazioni cliniche tra i due. Della situazione precedente apprezzavo l’assoluta libertà di pensiero che illuminava la pratica di molti esponenti di quelle categorie. Mi piace pensare una chiropratica e un’osteopatia concepite come importante strumento a disposizione della medicina accademica e in particolare alla sua componente non convenzionale. Da sempre utilizzo le loro competenze nella mia attività professionale. Tutte le considerazioni seguenti le faccio alla luce di questo vissuto.

Ma chi sono i chiropratici e gli osteopati? Quando ne scoprii l’esistenza mi accorsi di esserne l’unico odontoiatra a conoscenza. Figuriamoci a parlare di rapporto tra queste due figure e l’odontoiatria! E quali benefici per la popolazione dal loro intervento? A tema alcune puntualizzazioni di Bernard Bricot medico tra i maggiori posturologi viventi. Nell’introduzione al suo libro La Riprogrammazione Posturale Globaleavverte: “Non bisogna più credere che lo sviluppo e la volgarizzazione delle differenti tecniche manipolative abbiano modificato considerevolmente queste cifre (che il 47,6% dei francesi soffra di dolori alla colonna vertebrale e che più di ventisei milioni di giornate lavorative sono perse ogni anno): ridare una giusta funzionalità a una vertebra è importante, sapere perché è disfunzionale è meglio”.

Considerazioni che suonano provocatorie ma che vanno tenute in profonda considerazione visto che in Francia chiropratici e osteopati sono stati ufficialmente riconosciuti molti anni fa e quindi la loro presenza e il loro ruolo a livello sociale sono ormai consolidati come alternative praticabili rispetto all’approccio convenzionale di ortopedico e fisiatra.

Rimanendo a casa nostra, quasi quarant’anni fa il chiropratico comasco Jean Pierre Meersemann, che per primo in Italia e tra i primi in Europa aveva utilizzato e divulgato la Chinesiologia Applicata, si era accorto che, nonostante alcune manovre di sblocco (il cosiddetto trust) risolvessero miracolosamente tante situazioni di mal di schiena, vi erano parecchi pazienti che non “tenevano” le correzioni apportate durante le sedute chiropratiche e subivano precocemente la recidiva dei sintomi. Aveva scoperto che la causa di questo fenomeno risiedeva in una masticazione non adeguata. Questa consapevolezza ha sancito da subito la necessità di una Odontostomatologia e Gnatologia Olistiche prospettando ulteriori possibilità di cura. Alcuni dentisti – mai così tale qualifica risuona tanto riduttiva – come i professori Gian Mario Esposito e Roberto Fagioli, che frequentavano quell’ambulatorio e che ho in seguito avuto come maestri, divennero pionieri di un modo rivoluzionario di approcciare i problemi masticatori ed elaborarono conoscenze e protocolli originali che solo ora cominciano ad essere compresi e rivelano straordinariamente la loro validità.

Quindi i dubbi erano già stati dipanati quarant’anni fa. Rimane sì attuale domandarsi che rapporto hanno con l’odontoiatria chiropratici e osteopati ma tale evidenza sussiste solo nella consapevolezza che la bocca ha a che fare con la postura tanto quanto le due discipline in oggetto. La loro ufficializzazione non potrà che protocollare questo legame. La bocca come la schiena e come ogni altro distretto corporeo sviluppano addirittura una duplice dinamica con la postura, sono cioè contemporaneamente attori e spettatori. Un arcano svelato dalla concezione unitaria mente-corpo della Medicina Tradizionale Cinese e dalle dimostrazioni scientifiche sui neuropeptidi di Candace Pert al NIH – National Institutes of Health di Bethesda, USA.

Si intuisce che chiropratici e osteopati sono dei manipolatori, in greco antico χείρ [χειρός, ἡ] significa mano. Medesima etimologia di chirurgo. Manipolano articolazioni, fasce muscolari e altro ancora. Non possono sostituire né il medico né l’odontoiatra e neppure il posturologo. La loro figura deve essere valorizzata e contestualmente subordinata a una gerarchia diagnostica e terapeutica olistica che tenga conto di quanti più fattori sia possibile. Senza questo, persino il loro intervento, dentro discipline nate olistiche, rischia di rimanere meramente sintomatico. Quei numeri francesi sono lì a dimostrarcelo.

Esistono dunque dentisti che intuiscono qualcosa nel rapporto tra masticazione e postura, altri che invece soprassiedono. Questo disinteresse ai collegamenti olistici è latente anche in altre categorie. Nemmeno chiropratici e osteopati ne sono immuni. Solo alcuni, brillanti, percepiscono subito i problemi emergenti dalla masticazione, ne danno annuncio al paziente indirizzandolo al suo dentista finché, in assenza di risposte soddisfacenti, suggeriscono alternative più rispondenti. Questo è un modo professionalmente e deontologicamente corretto di procedere. Altri invece si ostinano a trattare i pazienti senza ricercare le cause del problema, cronicizzandolo invece di risolverlo.

Denti e schiena non esauriscono il campo di indagine e non sono gli unici distretti coinvolti nella postura. Di distretti è necessario prenderne in considerazione molti altri. Ogni loro disequilibrio ha un peso e incide sulla posizione finale del corpo nello spazio. La postura è in definitiva il miglior compromesso che il corpo umano mette in atto a fronte di un determinato stress allo scopo di compensarlo. Nasce così l’esigenza di una Posturologia Olistica.

Soffermiamoci pure sull’odontoiatria. La storia di quella italiana è iniziata tardi. Se in Francia la figura professionale dell’odontoiatra e la relativa facolta’ universitaria esistevano già da un secolo, in Italia la loro istituzione è avvenuta solo trent’anni fa contestualmente all’esigenza di sopperire alla carenza – sembra incredibile – di ben ventimila dentisti rispetto alla popolazione esistente. I medici Specialisti in Odontostomatologia erano sempre stati pochi e il loro peso a livello sociale limitato. Poi l’istituzione del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria ne decretava la scomparsa.

Vale perciò la pena di analizzare alcune dinamiche riguardanti la posizione del dentista medio nel contesto italiano e la sua evoluzione nel corso degli ultimi decenni. Il dentista veniva abitualmente inteso come medico generico che si era poi dedicato all’odontoiatria senza averne una formazione specifica. Quel dentista solitamente eseguiva le estrazioni e le devitalizzazioni, poi convocava in ambulatorio l’odontotecnico, volgarmente conosciuto come meccanico dentista, che eseguiva (abusivamente) la protesi. Qualche volta costui andava anche oltre e le sue mani spesso, come si suol dire, puzzavano di eugenolo…

Adeguate misure nel Decreto di Legge riguardano i residui di abusivismo. Per quel dentista infatti, imparata la protesica, la presenza dell’odontotecnico in studio diventava sempre meno indispensabile sostituita da altre figure come l’ortodonzista, poi l’implantologo, il parodontologo, pedodontista, igienista, endodontista, ecc. richieste dall’evoluzione e super-specializzazione dell’odontoiatria. Ognuno di essi, a fronte dell’indiscutibile implementazione tecnica, faceva alzare anche il rischio di un approccio sempre più allopatico, settoriale e conflittuale con la biologia che sovrintende, e lo fa in modo olistico, al funzionamento della bocca e del corpo umano. La loro presenza comunque stimolava il dentista medio a studiare quelle discipline non tanto per ridurre il numero di collaboratori esterni ma per saperli coordinare. Lo stesso tipo di emancipazione dovrà ora strutturarsi verso chiropratici e osteopati. Constatiamo che alcuni pazienti si recano dal manipolatore – qualche dentista lo ospita in studio – per farsi registrare la posizione di masticazione.

Che masticazione è quella registrata da un chiropratico o osteopata? È diversa rispetto a quella registrata da un dentista? Sappiamo essere una masticazione in sintonia con la postura, requisito raggiunto dopo che il manipolatore ha resettato il rachide. Manovra interessante. Ma questo non basta. Un reset completo presuppone l’utilizzo anche dell’agopuntura, dell’omeopatia, della psicologia e altro. Nasce la necessità di un bite non odontoiatrico. Con quell’incastro il dentista costruisce appunto bite, denti provvisori e infine la vera e propria masticazione finale delle riabilitazioni. Qualche osteopata cederebbe volentieri alla tentazione di mettersi in proprio e costruirsi abusivamente i bite in casa. Tutto questo nell’attesa che, come è già avvenuto per gli altri comparti, il dentista acquisisca le necessarie competenze. Si rende quindi auspicabile la nascita di una nuova generazione di odontoiatri competenti in Odontoiatria Olistica.

Soffermiamoci ora su chiropratici e osteopati. Nel corso di questi anni di transizione in attesa del riconoscimento sarà loro capitato di accorgersi, ce lo auguriamo, spiacerebbe di averli sopravvalutati, di situazioni inopportune nella bocca dei propri pazienti come masticazioni inadeguate o blocchi della sutura cranica. Di fronte a tali quadri temiamo che abbiano fatto finta di niente lasciando correre per paura di ritorsioni essendo essi stessi e i loro ambulatori espressione di un vuoto legislativo e di magnanimità da parte di qualche autorità. Lo facciano ora!!! Usino la raggiunta facoltà per spiegare ai propri pazienti la pochezza e l’inconsistenza culturale di molti dentisti incapaci di valutare l’appropriatezza dell’articolato occlusale rispetto alla postura o il mancato rispetto delle dinamiche craniche o liquorali delle loro progettazioni implanto-protesiche. Sappiano d’altro canto riconoscere, e lo indichino chiaramente ai pazienti, quali dentisti hanno da sempre dedicato la loro professione allo studio delle correlazioni esistenti tra la bocca e la postura.

Osteopata-chiropratico e odontoiatra devono parlarsi e soprattutto avere lo stesso linguaggio. Uno dei primi frutti di questa collaborazione deve essere per entrambe un cambiamento di paradigma. Per esempio, nel caso di un paziente nel quale la problematica dentale è stata intercettata con dispositivi rimovibili come un bite oppure con un’apparecchiatura ortodontica funzionale, Planas su tutti, la seduta di manipolazione chiropratica o osteopatica deve essere eseguita con il bite o tali altri dispositivi posizionati in bocca!!! Non senza, come spesso avviene. Non capire la differenza significa ritornare indietro di quarant’anni. A Como nel 1980.